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Spazio Tadini

24 Via Niccolò Jommelli

20131 Milano

Italy

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Description

È uno spettacolo molto diverso dai miei “soliti” – dice sempre Federicapaola Capecchi – “nella forma soprattutto. É uno spettacolo che mi sento di consigliare perché è un giuoco, un sogno e un viaggio verso un’umanità possibile”.

Costruito a partire dal quadro ed intorno ad esso. Il dipinto è parte dello spettacolo: sospeso, attore per primo sulla scena e i danzatori e l’attore creano un’ interazione diretta con esso. Una drammaturgia scandita in quadri.

Personaggi che si muovono senza peso dentro e fuori ogni piano, situazione, esperienza. L’incanto di vestiti e colori, sembianze sul cui dorso giocar e ridere o mettere un freno alla provocazione di un orizzonte nuovo. Come amare. Si agitano, vivono, fuggono, si spaventano, stanno seduti ad aspettare qualcosa che non arriva e qualcuno o qualcosa che li porterà altrove. Ridono, piangono, scherzano. Ridere stasera, ridere; l’anima che ride è come una preghiera di voli d’uccelli in un mondo di luna, legati come due corpi amanti. Danzano. Senza peso respirano. Danzando superano l’angoscia di un quotidiano a volte drammatico, forse di questo “oggi” patetico; sgranano occhi smarriti su un mondo aggrovigliato tra luci e rumori, spento, e lo rianimano con occhi colmi di stupore, immagini, visioni. Felici e incapaci di esser normali. E allora ridono. Forse si fanno beffe di ogni terrena realtà che non sa vedersi se non greve e pungente, vedono il lato comico, o solo diverso, delle cose, si salvano dalla grevità. Si aggrappano ai lembi di terre sognate, pensate, sentite vere. Ai lembi dell’immagine parola che libera l’immaginazione fantastica. In nessun luogo eppure qui e ora, nella vita di ogni giorno, sorridono agli occhi scontrosi del quotidiano. Accendono cieli di lune dove lo sguardo conquista la vita e il tempo la felicità. Tutto è finalmente davvero possibile. Esibiscono la loro vita, le loro visioni, il loro “giuoco” eccezionale e se non avrete occhi grandi e lucidi, e i desideri a portata di mano, vi appariranno invisibili e inafferrabili. E ancora…continua… Bon voyage et bonne vie.“

Questo spettacolo è nato nel 2009 in lunghe e appassionate “sedute” a tavolino – diverse a tavola – a parlare, a raccontare, a immaginare, ad affabulare, a creare. A quel tavolino e a quella tavola, Francesco Tadini, un amico prezioso e importante. Parliamo del quadro di suo padre, racconto tutto quello che mi succede e immagino, ogni volta, dinanzi a quel quadro, proprio quello; in un moto incontrollato mi metto (sana follia di una “non esperta” d’arte) a commentare l’impasto del colore, il segno … Francesco ascolta, interviene, vola di qua e di là, si sospende perfettamente in quell’immagine che il quadro mette in moto. Fino a quando anche lui, ormai, è parte di quel quadro e di quel viaggio, fin nei testi, scritti appositamente da Riccardo Walchhutter, tranne il testo finale che è di Emilio Tadini. Così è nato E Ancora e così è nata Coreografia D’Arte.

Ogni spettacolo sente un “grazie”. Per E Ancora il mio ringraziamento è per Riccardo Walchhutter, Arianna Cavallo, Stefano Roveda, Maurizio Corbella.

Il mio “grazie”, come un abbraccio, ancor più forte, è per Francesco Tadini.

Federicapaola Capecchi

NOTE DELLA COREOGRAFA:

Questo spettacolo è un desiderio. Un sogno, una passione, uno stupore, una speranza, un atto d’amore. Un viaggio verso il possibile. Non vuole essere altro che questo. Volutamente non ho riletto critiche e analisi dell’opera. Perché volevo un rapporto diretto con l’opera, da corpo a corpo, da segno a segno, senza mediazioni o tecnicismi. Ho solo riletto alcuni testi di Emilio Tadini, per risentire le sue parole che, a me, sono sempre arrivate come un corpo.
Amo le opere di Emilio Tadini, quelle dipinte e quelle scritte, e forse anche quelle quotidiane che non conosco, come il fiato che fa respirare. Perché fanno vivere.
Solo altri tre artisti, come lui, hanno veramente smosso desideri e passioni in me: Caravaggio, Hieronymus Bosch e Francis Bacon.
diceva Michelangelo. Ecco, mi sentirei di dire che nel flatus dell’impulso della mano di Emilio Tadini son le visioni di un’umanità possibile, di una vita realizzabile; nella materialità dell’impasto di Fiaba-Image Magie, senza prender respiro, tutto in un tempo, son le storie, le vite, i pianti, le risate del gioco del teatro della vita. Che, credo, Emilio Tadini conoscesse benissimo. Qualunque vita. Ho sempre pensato di lui che fosse anche un grande critico del sociale. Sento un legame personale molto forte con i suoi mondi, popolati spesso da figure capovolte, da corpi e segni che … danzano, e nella più complessa delle scritture coreografiche … chi conosce i miei lavori sa che il leit motiv del mio coreografare e dell’uso del contact spinge i corpi ad un’inarrestabile ed inevitabile mutazione fisica, corporea, visiva ed emozionale veicolata dal mio percorso di ricerca, proprio attraverso corpi imperfetti e spesso capovolti, sempre danzanti.

Con Fiaba-Image Magie sento un legame particolare e fisico. Ogni volta, dinanzi a quest’opera, il sangue scorre più veloce, pulsa, preme, gli occhi sembrano abbagliati se si spostano rapidi da una figura all’altra; il battito accelera fino ad abbracciare il nodo in gola di una commozione soave e profonda; immagini e parole, infinite, si confondono l’una nell’altra fino a perdere significato o ad averli tutti, anche quelli che non conosco, e sospendere tutto il mio corpo, in aria, nel vuoto di una strana solitudine, mai triste, mai greve, nel pieno di una possibile ricompensa, e di un’unica grande immagine che poi ricordo. Un’immagine, una sola, non intesa come normalmente intendiamo questo termine, ma una vera e propria irruzione che rimette in moto il tempo. Quello di un domani possibile se la vita, qualunque vita, si facesse finalmente umana.

Federicapaola Capecchi

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